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Schema per lo studio di caso

Questo schema serve alla preparazione dello studio finale. Dovete utilizzarlo anche per le esercitazioni in corso. Rispondete alle seguenti domande in fogli dattiloscritti, dedicando circa 500-1000 parole (1-2 pag.) a ciascuna risposta. Fate riferimento ai materiali di lettura. Scrivete con cura -in ottimo italiano- e con attenzione alla formulazione dell’argomento, alla scelta degli esempi, alle considerazioni personali. Rileggete le domande e cercate di rispondere in modo esauriente a tutti i quesiti (e sottoquesiti) proposti. Il lavoro è strettamente individuale. Lavori incompleti, copiati o in ritardo non saranno ammessi.

a) Quando è emerso il problema che viene affrontato dal caso studio, e in quale modo (sotto quale “rappresentazione”) è stato inserito nella agenda politico decisionale?

b) Chi e quali attori hanno preso parte al gioco decisionale; in quale modo vi hanno partecipato, quali “risorse” hanno mobilitato; con che argomenti la hanno offerte?

c) Ci sono stati, e se sì quali, momenti significativi nei quali gli attori hanno definito, e ridefinito, la “posta” del gioco negoziale?

d) Quale rete decisionale è stata attivata intorno alla vicenda in oggetto; quale modello può aiutare ad interpretarla; qual è la natura specifica dei network decisionali in questo caso studio?

e) Riassumete quali sono nel caso studio le fasi (individuazione, rappresentazione, decisione, attuazione…) o gli elementi logico-analitici (agenda, attori, coalizioni, modelli di decisione) che ti sembrano più significativi?

Esempio di uno schema analitico più  dettagliato, da utilizzare per il caso studio finale, tratto da G. Regonini: Schema studio Regonini

L’assurdo delle politiche

Il gioco del croquet nel quale viene coinvolta Alice e’ una metafora spesso utilizzata per descrivere situazioni ingarbugliate che non rispettano regole e funzioni. Nel gioco nulla e’ come dovrebbe essere. Il campo è pieno di buche, si utilizzano le carte come porte, istrici come palle e fenicotteri come mazze. I fenicotteri si piegano a guardare i giocatori. Le istrici vagano per il campo invece di restare appallottolate e seguire le traiettorie. Il gioco è una gran confusione di giocatori che urlano e giocano all’unisono. Spesso le porte (le carte) devono assentarsi per decapitare chiunque capiti a tiro alla regina che ne sentenzia la morte.

Il garbuglio delle situazioni non e’ insolito in pratica. Gadda provo’ da ingegnere a dare senso alle vicende complicate in letteratura. Ma si puo’ andare oltre all’imperativo etnografico di capire l’altro, come raccomanda Henry Miller : ” Confusione è parola inventata per indicare un ordine che non si capisce. (da Tropico del Capricorno, in Opere). Un’aspirazione che  Levi-Strauss esprime nell’approccio scientifico ai fenomeni culturali, nel presupposto che l’eterogeneità apparentemente caotica dei fenomeni culturali sia intellegibile. Sotto al caos delle vicende umane si darebbe un ordine, una “struttura” riconducibile a leggi logiche invarianti. Questo approccio ha grande valenza esplicativa, ma richiede una forte stabilita’ negli elementi che compongono la struttura; e in particolare, una forte coerenza tra chi agisce e le regole interiorizzate che dettano il suo agire, tra soggetti e ruoli, ruoli e funzioni. L’approccio strutturale insomma non ammette e spiega male il disordine. Eppure, questo resiste, e spesso si manifesta in modo prepotente.

Ma confrontarsi con il disordine non e’ il solo insegnamento della regina di cuori. La storia presenta una valenza in più. Non solo il caos non si riduce, non si lascia riportare a un ordine per quanto nascosto. La stessa struttura dell’ordine si decompone. Le regole sono tali solo se vengono seguite. Ma se tutti i giocatori si inventano le proprie regole? Non solo si palesano più ordinamenti tra loro conflittuali, ma soprattutto ogni forma di struttura evolve di continuo, creando nuove situazioni e nuovi giochi. La palla non solo non segue la traiettoria, ma non e’ una palla, e scappa.

Non c’e’ motivo di contrapporre in modo apodittico l’una pretesa all’altra. Un’accorta idea di struttura può tollerare la presenza di aree di disordine. L’errore sarebbe non riconoscere il caos e volerlo comunque ridurre a un ordine purchessia. Il rovesciamento dell’assurdo nel campo di croquet illumina situazioni non infrequenti di instabilità e cambiamento strutturale.

Il testo di Alice nel paese delle meraviglie si trova tra l’altro su: http://www.liberliber.it/biblioteca/d/dodgson/index.htm

Politiche urbane e territoriali

prof. Marco Cremaschi aa_10_11 sessione invernale Cfu 4

assistenti: dott.ssa Daniela De Leo, dott.ssa A. P. Di Risio, arch. A. L. Patriarchi

ricevimento: mercoledì, dalle 16:00 alle 17:00

Il corso cerca di rispondere alla domanda “come cambiano le città”. A questo scopo, si introduce nel già ricco panorama degli studi di Architettura il tema delle politiche, che vengono discusse nel primo modulo; nel secondo, si esaminano invece le politiche territoriali e i caratteri specifici che le decisioni collettive assumono quando si devono confrontare con poste e misure contestuali. Il corso articola queste tematiche nella discussione di alcuni concetti, discussione che verrà condotta in aula con l’ausilio di alcune letture commentate.

Nel primo modulo si considera in primo luogo la definizione concettuale delle politiche pubbliche: queste sono il modo di dar risposta a problemi di interesse collettivo (per esempio: la casa, il lavoro, l’ambiente). Lo schema prevede di introdurre e discutere criticamente la distinzione tra policy e politics; la formulazione dei problemi di cui le politiche si devono occupare, e la loro messa ‘in agenda’; l’accoppiamento tra problemi e soluzioni; la natura e ruolo degli attori che influenza la formazione e formulazione delle politiche; la messa in opera, l’implementazione delle politiche; la valutazione degli esiti e degli effetti.

Nel secondo modulo si passano in rassegna le politiche territoriali dell’Europa comunitaria e le politiche urbane dei paesi membri. Il caso della costruzione delle politiche comunitarie aiuta a rivisitare anche l’ampio raggio delle politiche urbane e territoriali italiane. Inoltre, la formulazione dei problemi collettivi, l’individuazione delle risposte, la messa in opera delle iniziative verrà illustrata con esempi tratti dalle politiche urbane e per le periferie dei diversi paesi europei.

Infine, il terzo modulo tratta dei problemi critici delle politiche e, in particolare, delle politiche territoriali. Questioni rilevanti ma generali, come l’implementazione, la valutazione, presentano effetti di rilievo nelle politiche per le città e per il territorio. In particolare, verrà affrontata la questione la questione di come si progettino le politiche.

M. Howlett, M. Ramesh, 2003, Come studiare le politiche pubbliche, Mulino, Bologna.

M. Cremaschi, 2003, Progetti di sviluppo del territorio, Sole24ore, Milano (scaricabile).

C. Salone, 2005 Politiche territoriali. L’azione collettiva nella dimensione territoriale, Utet, Torino.

Sett Data

Tema della settimana

Consegne

1

12/10/10

Introduzione: regimi urbani, modelli di politiche territoriali

19/10/10

LABORATORI

2

26/10/10

Problemi collettivi

3

02/11/10

Politica/politiche; Messa in agenda

La costruzione delle periferie come problema collettivo

I consegna: esempio di iniziativa e politica tratto dalla stampa. Ricostruzione della decisione, del problema, delle soluzioni proposte, dei risultati eventuali

09/11/10

LABORATORI

4

16/11/10

Decisioni, razionalita’, conflitti

5

23/11/10

Attori, interazioni, effetti inattesi II consegna: Ricostruzione di una decisione di ‘politiche’: lo stadio Olimpico, l’auditorium, il progetto Urban a TBM

6

30/11/10

Attuazione delle politiche

7

07/12/10

Coalizioni, reti decisionali III: proposta di caso studio

14/12/10

LABORATORI

8

21/12/10

Valutazione delle politiche

Vacanze

9

11/01/11

Progettazione di politiche e di politiche territoriali Revisioni

10

18/01/11

Il futuro della pianificazione IV: Esame di un caso di sviluppo locale nelle periferie